Come Leonardo ha rimesso in piedi un impianto da 20kW che tutti volevano buttare

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C’è una domanda che prima o poi si fa chiunque stia pensando di installare un impianto fotovoltaico. Non la fanno ad alta voce, ma ci pensano.

“E se poi qualcosa si rompe — ci sarà ancora qualcuno?”

La storia di Leonardo risponde a quella domanda. Con numeri precisi, per ogni passaggio.


Il suo impianto da 20kW era stato installato nel 2010, con il secondo conto energia — uno di quei periodi in cui il fotovoltaico aveva incentivi generosi e un senso economico chiaro. Per anni aveva prodotto, generando proventi e riducendo i costi energetici.

Poi, gradualmente, aveva iniziato a calare. L’impianto zoppicava — ma nessuno lo sapeva con certezza, perché in tredici anni non era mai stato installato un sistema di monitoraggio. L’impianto funzionava — o non funzionava — senza che nessuno potesse vederlo davvero.

Quando il problema è diventato evidente, Leonardo si è trovato nella situazione peggiore possibile: dopo il Covid, nel pieno del boom del Superbonus 110%. Tutti gli installatori erano sommersi di lavoro. Un impianto vecchio che aveva bisogno di diagnosi non interessava a nessuno.

Troppo complicato. Troppo poco redditizio.

La ditta originale era fallita.

Gli inverter erano fuori garanzia.

E chiunque chiamasse aveva la stessa risposta:

“Le facciamo un preventivo per rifarlo da zero.”

Nel frattempo, ogni giorno che passava erano kWh non prodotti, proventi del conto energia non incassati, soldi che evaporavano nell’invisibile.


 

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Nel 2023 siamo intervenuti. Non con un preventivo per un impianto nuovo — con una relazione tecnica: analisi delle perdite, stato dei componenti, identificazione delle cause.

Il primo problema erano gli inverter.

Ne abbiamo sostituito uno, guasto.

Poi si è guastato anche il secondo — sostituito in due giorni, senza settimane di attesa.

Ma soprattutto, insieme al nuovo inverter abbiamo installato qualcosa che in tredici anni non c’era mai stato: un sistema di monitoraggio. Da quel momento Leonardo poteva vedere, giorno per giorno, cosa produceva il suo impianto.

E quello che ha visto non era rassicurante: la produzione continuava a calare. L’inverter non era l’unico problema.

A quel punto abbiamo fatto una prova di prestazioni sui moduli. I pannelli, dopo oltre un decennio di lavoro continuo, rendevano molto meno rispetto ai dati di targa — degradati al punto da non giustificare il recupero.

Andavano sostituiti.

La sostituzione non era banale: sopra la struttura passano cavi Enel che ombreggiano la parte finale del campo. Abbiamo scelto moduli che permettessero la sostituzione totale riducendo lo spazio occupato, lavorando dentro quel vincolo invece di ignorarlo.


Il risultato, in numeri

Tre fasi, tre salti di produzione.

  • Prima del nostro intervento: 13.294 kWh/anno.
  • Dopo la sostituzione degli inverter e l’installazione del monitoraggio: 17.322 kWh/anno. +30%.
  • Dopo la sostituzione dei pannelli: 27.156 kWh/anno. Più del doppio rispetto al punto di partenza.

Un impianto che tutti volevano buttare produce oggi più di quanto abbia mai prodotto nella sua storia — inclusi i primi anni dopo l’installazione.

Con i proventi accumulati dal conto energia nel corso degli anni, Leonardo ha ripagato per intero tutti gli interventi.

L’impianto si è pagato da solo. Quello che aveva già, gestito nel tempo con le persone giuste, ha generato più di quanto abbia mai costato.E quando ha un dubbio, una domanda, qualcosa che non capisce — anche dopo cena, anche nel weekend — sa già che troverà risposta. Non perché sia un’eccezione. Perché è il modo in cui lavoriamo con tutti i nostri clienti, dal primo giorno all’ultimo.


“Qualunque problema io avessi avuto nel tempo, qualsiasi dubbio — con un messaggino anche dopo cena e fine settimana si è risolto sempre alla perfezione. Un’assistenza post-vendita così oggi è veramente difficile da trovare.”

— Leonardo

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